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Archivio mensile:luglio 2011

crash worship | ¡espontaneo!

craash worship | ¡espontaneo!

1991 | charnel music

procession | fiebre de atarantado | bajo la piel | awake | you light up my fire | ixtasis

Questi squilibrati di San Diego hanno scritto alcune delle migliori e più efferate pagine di estremismo sonoro. I loro live sono pezzi di storia oltranzista, tra lanci di sangue e urina sulla folla, fuochi appiccati e interventi della polizia.

Ci sono tre percussionisti a scandire i tempi delle sei tracce dal vivo di ¡espontaneo!, un concentrato di malvagità aggravato da latrati belluini e inumani e rumori stridenti. È il caos antidiluviano di una tribù intrappolata nel capannone di una fabbrica d’acciaio.

I ritmi sono selvaggi e ossessivi e pulsano in un groviglio che scalfisce i nervi, li recide con le sue punte sporgenti. La musica dei Crash Worship non dà tregua e, quando sale d’intensità, valica il confine della sopportazione.

Arrivare alla fine di Bajo La Piel è da masochisti col patentino, ma l’acme psicotico è raggiunto con Ixtasis, rito da venti minuti in cui i nemici prigionieri vengono scorticati vivi.

marco giarratana | 924 bbtt

crash worship

crash worship

1986 | 2000

san diego | california | stati uniti d’america

hit after hit, 1987 | this, 1987 | the science of ecstasy, 1989 | ¡espontaneo! | triple mania ii, 1994 | the gods are, 1999

industrial | tribal | experimental

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Pubblicato da su 30 luglio 2011 in Experimental, Industrial, Tribal

 

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the fire theft | self-titled

the fire theft

2003 | rykodisc

uncle mountain | waste time segue | oceans apart | chains | backward blues | summertime | houses | waste time | heaven | rubber bands | it’s over | carry you | sinatra

Tre ex Sunny Day Real Estate si riuniscono per una toccata e fuga. Lungi dal risultare una sterile copia carbone della matrice, The Fire Theft è un astro che splende di luce propria.

L’economia di suono che regola questi tredici brani paga un obbligatorio dazio al passato di Enigk, Mendel (di stanza nei Foo Fighters) e Goldsmith, ma lo stile si abbevera così tanto alla sorgiva dell’art-rock da trasfigurare parecchio i geni primordiali.

Ne esce un emo-rock ben governato dalla voce di Enigk, che estrae dal cilindro gli ottimi refrain di Chain, Oceans Apart e Sinatra, che ha una coda finale toccante alla Thomas Newman. Il tamburellante drumming di Goldsmith fa crescere Uncle Mountain tra scie di luce pinkfloydiane e solenni archi in picchiata.

Bagliori post-rock e ammiccamenti ai Genesis prima maniera si alternano a sorrisi agrodolci in un’altalena di sensazioni delicate ma mai troppo deboli. Purtroppo hanno avuto una visibilità ben al di sotto dei meriti.

marco giarratana | 965 bbtt

goldsmith, enigk, mendel

the fire theft

seattle | washington | stati uniti d’america

2001 | –

– | the fire theft | –

indie | emo rock | art rock | progressive

 
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Pubblicato da su 28 luglio 2011 in Art Rock, Emo Rock, Indie, Progressive

 

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lift to experience | the texas – jerusalem crossroads

lift to experience | the texas - jerusalem crossroads

2001 | bella union

just as was told | down came the angels | falling from cloud 9 | with crippled wings | waiting to hit | the ground so soft | these are the days | when we shall touch | down with the prophets | to guard and guide you | into the storm

Il recente ritorno di Josh T. Pearson dall’inferno di una lunga crisi personale è un’ottima chance per rispolverare i Lift To Experience, meteora di cui era voce e leader.

Nel concept controverso e al limite del fanatismo si invocano gli angeli di Dio e la discesa di Cristo in un viaggio che ha nel Texas la nuova Terra Promessa, ma sbucano spesso fucili nelle liriche.

Diviso in due tomi, The Texas-Jerusalem Crossroads è in bilico tra scatti impetuosi alla Smiths e dolenti gospel, vigorosi folk e defibrillazioni alla My Bloody Valentine. Spesso si parte con la voce trasognata investita da uno sciame di raggi post-rock, in un clima maestoso che scruta l’infinito. Lì dove affiora un solenne spoken, si sfiora il disincanto solitario degli Slint.

Se devo proprio far due nomi, tiro in ballo Falling From Cloud 9, in cui Pearson si libra a cavallo della malinconia e mi squarcia il petto e Into The Storm, dai toni minacciosi che si diradano tra nuvole nostalgiche rosso sangue.

marco giarratana | 979 bbtt

lift to experience, young, pearson, browning

lift to experience

denton | texas | stati uniti d’america

2000 | 2001

– | the texas – jerusalem crossroads | –

indie | post-rock | psychedelic

 
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Pubblicato da su 24 luglio 2011 in Indie, Post Rock, Psychedelic

 

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lichens | omns

lichens | omns

2007 | kranky

vevor of agassou | faeries | bune | m st r ng w tchcr ft l v ng n sp r t | sighns

Dietro il nome Lichens si cela il solo Robert Lowe. Realizzato con particolari tecniche di registrazione e mix, quello di Omns è un suono organico che si rivela nei richiami di una natura vibrante.

L’umore è sospeso tra malinconia e pura meditazione in un solipsismo volontario racchiuso tra nenie liturgiche e lunghi requiem folk. Le voci percorrono i corridoi del vento prima di infiltrarsi tra le costole degli alberi, risalirne i tronchi, serpeggiare tra i rami e gocciolare giù, come miele traslucido.

Quella di Omns è una spiritualità sommessa in cui le note si dilatano e rilasciano calore in una sorta di Hendrix che ascende sospinto dai Popol Vuh (Bune).

Tra vocalizzi ai limiti dell’incantesimo (Faeries) e una chitarra che albeggia tra i fremiti delle foglie (Sighns), Lichens fluttua leggero come i pensieri. E lascia solo il profumo del suolo inumidito dalla pioggia.

marco giarratana | 880 bbtt

rob lowe | lichens

lichens

chicago | illinois | stati uniti d’america

2005 | –

the psychic nature of being, 2005 | omns | spegulo en fazo, 2009

folk | ambient | drone

 
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Pubblicato da su 21 luglio 2011 in Ambient, Drone, Folk Country Blues

 

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