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Archivio mensile:agosto 2011

hash jar tempo | well oiled

1997 | drunken fish

untitled 1 | untitled 2 | untitled 3 | untitled 4 | untitled 5 | untitled 6 | untitled 7

Roy Montgomery e i Bardo Pond, senza Isobel Sollenberger, celebrano le loro nozze all’inizio della primavera del 1995, ma ne svelano i frutti soltanto due anni più tardi.

Una lunga suite divisa in sette movimenti, Well Oiled è l’esplorazione di un cosmo governato dalla grammatica kraut tra fluttuazioni lisergiche e abbandoni nel vuoto, correnti ascensionali e tempeste solari.

Le ampie distese di suono si distendono illuminate da accecanti albe astrali, i giri melodici ostinati sono puntellati da lunghe scie di riverberi.

L’acidità e le visioni del post-rock sono condotti allo spasimo in questo mantra sonoro in perenne espansione. La chitarra di Montgomery cola incandescente sui telai armonici dei Bardo Pond e, raffreddandosi, li ricopre di una glassa traslucida.

Sono quasi ottanta minuti di una maestosità sonora tale da liberare lo spirito dalla sua prigione di carne e infiammarlo, mentre le ceneri corporee, soffiate via, si disperdono nel nulla.

marco giarratana | 957 bbtt

bardo pond | roy montgomery | hash jar tempo

1995 | 1999

philadelphia | pennsylvania | stati uniti d’america

well oiled | under grass, 1999

psychedelic | post rock | space rock | kraut | experimental

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tweaker | 2 a. m. wake up call

2004 | waxploitation

ruby (feat. will oldham) | cauterized | worse than yesterday (feat. mellowdrone) | truth is (feat. robert smith) | remorseless | pure genius (feat. david sylvian) | it’s still happening (feat. hamilton leithauser) | 2 a. m. | movement of fear | sleepwalking away (feat. nick young) | the house i grew up in (feat. john marr) | crude sunlight (feat. jennifer charles)

La signora Vrenna soffre di insonnia. Sveglia il marito ogni notte alle 2 in punto per liberare le sue fobie, poi torna a letto mentre Chris vaga per casa raccogliendo idee a cui dare forma sonora. Nasce così 2 a. m. Wake Up Call.

Vrenna raduna un nugolo di ospiti di lusso per dar voce ai fantasmi che si annidano tra le crepe di notti senza riposo e che arpionano le tenebre per nutrirsene.

Il clima da ipocondria notturna è ammantato da una penombra tormentata e claustrofobica e ha parentele coi Nine Inch Nails, di cui Chris è stato batterista fino al 1997.

I suoni colano dal soffitto e assumono la fisionomia disperata di Worse Than Yesterday, quella lunare di Pure Genius, quella strisciante di Truth Is o esplodono negli scatti d’ira di Ruby.

Un’altra notte insonne si dissolve mentre inizia ad albeggiare. Domani sarà l’ennesimo giorno sbiadito dal cielo bianco scheletrico.

marco giarratana | 880 bbtt

tweaker

1999 | –

los angeles | california | stati uniti d’america

the attraction to all thing uncertain, 2001 | 2 a. m. wake up call

art rock | industrial

myspace | facebook

 
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Pubblicato da su 20 agosto 2011 in Art Rock, Industrial

 

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neil finn | try whistling this

neil finn | try whistling this

1998 | parlophone

last one standing | souvenir | king tide | try whistling this | she will have her way | sinner | twisty bass | loose tongue | truth | astro | dream date | faster than light | addicted

Lasciatosi alle spalle il successo dei Crowded House, Neil Finn si dedica con minore esposizione mediatica alla sua carriera solista.

Il suo timbro garbato è l’abbraccio confortante di un mattino terso, ma le melodie accompagnano nuvole di malinconia sommessa pronte ad allungare le braccia filamentose fino a sfiorare l’orizzonte.

Le idee sono piuttosto semplici, così come le strutture, che rispettano il canovaccio della forma canzone. A far la differenza sono gli arrangiamenti, minuziosi e perfetti negli equilibri che reggono un pop elegante e mai scontato.

L’amore di Finn per i Beatles zampilla come una sontuosa fontana in un giardino multicolore, Try Whistling This si muove tra meravigliose ballate d’autore (Astro, Truth, la disarmante title-track), sfoggi di maestria radiofonica da far impallidire campioni d’incassi come i Coldplay (King Tide, Last One Standing), subdoli hard-rock al netto della forza (Loose Tongue) e sensuali leggiadrie dall’appeal jazzato (Sinner).

La dimostrazione che il pop non è soltanto la caterva di plastica puzzolente da cui siamo quotidianamente investiti.

marco giarratana | 939 bbtt

neil finn

neil finn

1998 | –

te awamutu | nuova zelanda

try whistling this | one nil, 2001 | 7 worlds collide, 2001 | the sun came out, 2009

pop | rock | songwriting

myspace


 
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Pubblicato da su 17 agosto 2011 in Pop, Rock, Songwriting

 

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