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Archivio mensile:ottobre 2011

movietone | the blossom filled streets

2000 | drag city

hydra | star ruby | 1930’s beach house | year ending | the blossom filled streets | porthcurno | seagulls bass | in a marine light | night in these rooms

La tela dei Movietone ha campiture d’acquerello argento e turchese. È come osservare le increspature rapprese di un mare fatto con uno sconfinato foglio di alluminio abbracciato da un cielo autunnale così lieve che quasi non esiste.

Mi ricordano molto i Pram per la capacità di stare in punta di piedi su elastiche funi d’acqua. Per comodità, il loro lo chiamerei post-rock, ma lo priverei di tutte le sfumature che lo rendono aggraziato: le spolverate jazz, le stasi cinematografiche, i rintocchi dalle cromature simili ai Rachel’s.

Le chitarre sono impalpabili come la voce, che si aggira per la stanza con passi vellutati. Nella pioggia di cristallo di In A Marine Light si scorgono le ombre dei Talk Talk più sfuggenti, in Year Ending le nuvole si gonfiano ed espandono mentre i gabbiani, in lontananza, sembrano un turbinio di grani di pepe.

marco giarratana | 845 bbtt

movietone

1995 | –

bristol | inghilterra

movietone, 1995 | day and night, 1997 | the blossom filled streets | the sand and the stars, 2003

myspace

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2 commenti

Pubblicato da su 17 ottobre 2011 in Post Rock, Songwriting

 

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william elliott whitmore | field songs

2011 | anti records

bury your burdens in the ground | field song | don’t need it | everything gets gone | let’s do something impossible | get there from here | we’ll carry on | not feeling any pain

William Elliott Whitmore sta lontano dai riflettori e dai giri dei folk singers alla moda. Il suo inno alla campagna ha radici profonde che arrivano fino al delta del Mississippi, la Mesopotamia della musica contemporanea.

Trentatré anni, bianco e con la voce da nero, vive da sempre nella fattoria dello zio, che aiuta nel portare avanti tutte le attività.

Field Songs non si sottrae all’equazione stilistica fin qui elaborata, un country-blues tanto elementare quanto viscerale che trafigge la carne. Melodie e parole che osannano la vita rurale (Field Song), il saper-far-da-se (Don’t Need It) o canti funebri di una natura deturpata che pulsa nei ricordi di chi l’ha vissuta (Everything Gets Gone). C’è amarezza, tuttavia un ottimismo di fondo apre varchi tra le nubi.

Non è la sua opera più ispirata, per quello vi rimando ai bellissimi Ashes To Dust e Animals In The Dark, ma se lo ignorate, lo spirito di Robert Johnson vi punzecchierà le chiappe nel sonno. Vi ho avvertiti.

marco giarratana | 980 bbtt

william elliott whitmore

2003 | –

montrose | iowa | stati uniti d’america

hymns for hopeless, 2003 | ashes to dust, 2005 | william elliott whitmore, 2005 | song of the blackbird, 2006 | animals in the dark, 2009 | field songs

blues | folk

myspace | facebook

 
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Pubblicato da su 5 ottobre 2011 in Folk Country Blues

 

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