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Archivi categoria: Psychedelic

crippled black phoenix | i, vigilante

2010 | domino records

troublemaker | we forgotten who we are | fantastic justice | bastogne blues | of a lifetime | burning bridges

I Crippled Black Phoenix perdono grumi di nostalgia post-rock con I, Vigilante e ampliano le trame addentrandosi ancor più in complessi mantra prog.

I Pink Floyd prendono piede nel territorio sonoro dell’ex-supergruppo, privo ormai dei legami di formazione con Mogwai e Portishead. Forgiato un suono arioso in cui emergono istinti primordiali finora taciuti, i Crippled Black Phoenix scandagliano il calore del rock anni Settanta senza cadere in leziose parodie o patetici revival.

Non tutto sta in piedi senza scricchiolare, Burning Bridges rischia di fare il verso a Carpenters e Abba e sfigura proprio all’ultimo una tracklist equilibrata. Ma le corpose tinte pastello di We Forgotten Who We Are, le maestose escursioni di Troublemaker e lo spleen desertico di Bastogne Blues strappano applausi. C’è pure il tempo per una rivisitazione di Of A Lifetime dei Journey, dignitosa senza strabiliare.

marco giarratana | 896 bbtt

crippled black phoenix

2007 | –

inghilterra

 a love of shared disaster, 2007 | night raider, 2009 | the resurrectionists, 2009 | i, vigilante | (mankind) the crafty ape, 2012

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2012 in Post Rock, Progressive, Psychedelic

 

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jonathan wilson | gentle spirit

2011 | bella union

gentle spirit | can we really party today? | desert raven | canyon in the rain | natural rhapsody | ballad of the pines | the way i feel | don’t give your heart to a rambler | woe is me | waters down | rolling universe | magic everywhere | valley of the silver moon |

Varcata la soglia dei 37 anni, per Jonathan Wilson giunge il momento dell’esordio. Non è pischello di primo pelo il buon Jon, da anni produce e collabora con una miriade di pezzi grossi della scena alt-folk americana come Will Oldham, The Jayhwaks, ma anche Erykah Badu.

Gentle Spirit si determina dal titolo. Toni dimessi e contemplativi e nessun fragore per un omaggio a una tradizione dura a morire.

La trama delle discendenze parte da Neil Young e attraversa Nick Drake e John Martyn (The Way I Feel), raggiungendo titani recenti come Elliott Smith (Can We Really Party Today?) o Jeff Buckley in un’ipotetica veste lisergica (Natural Rhapsody).

Se Woe Is Me è l’ascesi verso una drogata placidità e Valley Of The Silver Moon si dissipa tra i Canyon, Desert Raven solleva la sabbia da strade aride torturate dall’afa.

Non c’è spazio per la nostalgia o finti sentimentalismi, questa è musica viva e attuale perché senza tempo.

marco giarratana | 927 bbtt

jonathan wilson

2011 | –

forest city | north carolina | stati uniti d’america

| gentle spirit |

facebook

 

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hash jar tempo | well oiled

1997 | drunken fish

untitled 1 | untitled 2 | untitled 3 | untitled 4 | untitled 5 | untitled 6 | untitled 7

Roy Montgomery e i Bardo Pond, senza Isobel Sollenberger, celebrano le loro nozze all’inizio della primavera del 1995, ma ne svelano i frutti soltanto due anni più tardi.

Una lunga suite divisa in sette movimenti, Well Oiled è l’esplorazione di un cosmo governato dalla grammatica kraut tra fluttuazioni lisergiche e abbandoni nel vuoto, correnti ascensionali e tempeste solari.

Le ampie distese di suono si distendono illuminate da accecanti albe astrali, i giri melodici ostinati sono puntellati da lunghe scie di riverberi.

L’acidità e le visioni del post-rock sono condotti allo spasimo in questo mantra sonoro in perenne espansione. La chitarra di Montgomery cola incandescente sui telai armonici dei Bardo Pond e, raffreddandosi, li ricopre di una glassa traslucida.

Sono quasi ottanta minuti di una maestosità sonora tale da liberare lo spirito dalla sua prigione di carne e infiammarlo, mentre le ceneri corporee, soffiate via, si disperdono nel nulla.

marco giarratana | 957 bbtt

bardo pond | roy montgomery | hash jar tempo

1995 | 1999

philadelphia | pennsylvania | stati uniti d’america

well oiled | under grass, 1999

psychedelic | post rock | space rock | kraut | experimental

 
 

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lift to experience | the texas – jerusalem crossroads

lift to experience | the texas - jerusalem crossroads

2001 | bella union

just as was told | down came the angels | falling from cloud 9 | with crippled wings | waiting to hit | the ground so soft | these are the days | when we shall touch | down with the prophets | to guard and guide you | into the storm

Il recente ritorno di Josh T. Pearson dall’inferno di una lunga crisi personale è un’ottima chance per rispolverare i Lift To Experience, meteora di cui era voce e leader.

Nel concept controverso e al limite del fanatismo si invocano gli angeli di Dio e la discesa di Cristo in un viaggio che ha nel Texas la nuova Terra Promessa, ma sbucano spesso fucili nelle liriche.

Diviso in due tomi, The Texas-Jerusalem Crossroads è in bilico tra scatti impetuosi alla Smiths e dolenti gospel, vigorosi folk e defibrillazioni alla My Bloody Valentine. Spesso si parte con la voce trasognata investita da uno sciame di raggi post-rock, in un clima maestoso che scruta l’infinito. Lì dove affiora un solenne spoken, si sfiora il disincanto solitario degli Slint.

Se devo proprio far due nomi, tiro in ballo Falling From Cloud 9, in cui Pearson si libra a cavallo della malinconia e mi squarcia il petto e Into The Storm, dai toni minacciosi che si diradano tra nuvole nostalgiche rosso sangue.

marco giarratana | 979 bbtt

lift to experience, young, pearson, browning

lift to experience

denton | texas | stati uniti d’america

2000 | 2001

– | the texas – jerusalem crossroads | –

indie | post-rock | psychedelic

 
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Pubblicato da su 24 luglio 2011 in Indie, Post Rock, Psychedelic

 

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