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field rotation | acoustic tales

field-rotation-acoustic-tales-2011

2011 | fluid audio

acoustic tale 1 (introduction) | acoustic tale 2 | acoustic tale 3 | acoustic tale 4 (with danny norbury) | acoustic tale 5 | acoustic tale 6 | acoustic tale 7 (inspired by franz kafka) | acoustic tale 8 (dedicated to sergei rachmaninoff) | acoustic tale 9 | acoustic tale 10 | acoustic tale 11 (appendix)

Il solo Christoph Berg si cela dietro questa creatura tormentata, discendente di una sofferenza tardo romantica.

Nell’impalpabile spazio dell’ambient si intrecciano clangori elettroacustici e volteggi d’archi, affrescando acquerelli sonori che paiono estratti da una soundtrack cinematografica.

Quest’intima catarsi si compie in malinconiche litanie puntellate da un pianoforte nell’abisso, o in pensieri farraginosi che migrano verso uno sbiadito passato. O ancora in arpe che claudicano su tetri valzer, o in bassi che vibrano tra minacciose nubi.

Il colore è pressoché cupo per quasi tutto il tragitto, salvo rare schiarite che però non riscaldano la gelida brezza invernale che imperversa.

È un lavoro intrigante e dalle gracili emozioni questo Acoustic Tales, in bilico com’è tra i Rachel’s e il Brian Eno di Music For Airports.

marco giarratana | 831

Field Rotationfield rotation

2009 | –

germania

acoustic tales | and tomorrow i will sleep, 2011 | fatalist: the repetition of history, 2013

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Pubblicato da su 9 maggio 2013 in Ambient

 

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skeleton key | obtainium

sawdust | one way, my way | candy | panic bullets | the barker of the dupes | kerosene | dingbat revolution | roost in peace | king know it all | that tongue | say goodnight

Le vie del pop sono infinite e i canali che contano spesso le ignorano. Gli Skeleton Key sono uno dei tanti gruppi senza fortuna commerciale capaci di colpi da maestro che rimangono intrappolati negli stretti confini dei nerd musicali.

Dai Faith No More (non è un caso che stiano su Ipecac) ai poligoni sonori dei King Crimson, dal funky slabbrato dei Soul Coughing a punte di cattiveria alla Sleepytime Gorilla Museum (con cui condividevano il batterista Matthias Bossi), Obtainium svela un catalogo di influenze pregiate rielaborate con estro destabilizzante.

Se la voce fosse abrasa da fumo e alcol si direbbe che The Barker Of The Dupes e Roost In Peace siano state trafugate a Tom Waits. Le chitarre sono ruspanti nel post-punk psicopatico di Panic Bullets, That Tongue cela rimandi al Seattle-sound.

Dopo dieci anni sono tornati adesso con Gravity Is The Enemy, nuovo full-length che ascolteranno i soliti quattro gatti.

marco giarratana | 924 bbtt

skeleton key

1995 | –

new york | new york | stati uniti d’america

skeleton key ep, 1996 | fantastic spikes through balloon, 1997 | an ellipse, 2001 | obtainium | the lyons quintette ep, 2005 | gravity is the enemy, 2012

 
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Pubblicato da su 13 maggio 2012 in Art Rock, Pop

 

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crippled black phoenix | i, vigilante

2010 | domino records

troublemaker | we forgotten who we are | fantastic justice | bastogne blues | of a lifetime | burning bridges

I Crippled Black Phoenix perdono grumi di nostalgia post-rock con I, Vigilante e ampliano le trame addentrandosi ancor più in complessi mantra prog.

I Pink Floyd prendono piede nel territorio sonoro dell’ex-supergruppo, privo ormai dei legami di formazione con Mogwai e Portishead. Forgiato un suono arioso in cui emergono istinti primordiali finora taciuti, i Crippled Black Phoenix scandagliano il calore del rock anni Settanta senza cadere in leziose parodie o patetici revival.

Non tutto sta in piedi senza scricchiolare, Burning Bridges rischia di fare il verso a Carpenters e Abba e sfigura proprio all’ultimo una tracklist equilibrata. Ma le corpose tinte pastello di We Forgotten Who We Are, le maestose escursioni di Troublemaker e lo spleen desertico di Bastogne Blues strappano applausi. C’è pure il tempo per una rivisitazione di Of A Lifetime dei Journey, dignitosa senza strabiliare.

marco giarratana | 896 bbtt

crippled black phoenix

2007 | –

inghilterra

 a love of shared disaster, 2007 | night raider, 2009 | the resurrectionists, 2009 | i, vigilante | (mankind) the crafty ape, 2012

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2012 in Post Rock, Progressive, Psychedelic

 

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jonathan wilson | gentle spirit

2011 | bella union

gentle spirit | can we really party today? | desert raven | canyon in the rain | natural rhapsody | ballad of the pines | the way i feel | don’t give your heart to a rambler | woe is me | waters down | rolling universe | magic everywhere | valley of the silver moon |

Varcata la soglia dei 37 anni, per Jonathan Wilson giunge il momento dell’esordio. Non è pischello di primo pelo il buon Jon, da anni produce e collabora con una miriade di pezzi grossi della scena alt-folk americana come Will Oldham, The Jayhwaks, ma anche Erykah Badu.

Gentle Spirit si determina dal titolo. Toni dimessi e contemplativi e nessun fragore per un omaggio a una tradizione dura a morire.

La trama delle discendenze parte da Neil Young e attraversa Nick Drake e John Martyn (The Way I Feel), raggiungendo titani recenti come Elliott Smith (Can We Really Party Today?) o Jeff Buckley in un’ipotetica veste lisergica (Natural Rhapsody).

Se Woe Is Me è l’ascesi verso una drogata placidità e Valley Of The Silver Moon si dissipa tra i Canyon, Desert Raven solleva la sabbia da strade aride torturate dall’afa.

Non c’è spazio per la nostalgia o finti sentimentalismi, questa è musica viva e attuale perché senza tempo.

marco giarratana | 927 bbtt

jonathan wilson

2011 | –

forest city | north carolina | stati uniti d’america

| gentle spirit |

facebook

 

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martha tilston | lucy & the wolves

2010 | squiggly

the cape | rockpools | lucy | who turns | wild swimming | 350 bells | my chair | seabirds | searching for lambs | old tom cat | wave machine

Tilston è un cognome che i seguaci del folk britannico conoscono bene. Steve ne è infatti uno dei maggiori esponenti. Sua figlia Martha, lungi dal vivere all’ombra del padre, talento ne ha da vendere, tanto che è stata eletta Best New Act nei 2007 BBC Folk Awards.

Per saggiarne la classe basta mettere su Lucy & The Wolves, collezione di canzoni sublimi. La scrittura di Martha è delicata e abbagliante, così come la sua voce, i cui vibrati attraversano come respiri i boschi dell’anima.

Le note di Wild Swimming sono una pioggia leggera che sfiora la pelle dopo che la mestizia di Who Turns ha addensato nubi sopra le fronde appassite. La ricerca d’amore è l’asse su cui si svolgono le liriche e il tono dolente ne amplifica l’assenza. Le lacrime s’infrangono sulla battigia di The Cape, Wave Machine si libra in alto con l’eleganza di una fenice risorta.

Solo un traditional è concesso, Searching For The Lambs è pura voce mentre, sullo sfondo, la vita fluisce inesorabile.

marco giarratana | 971

martha tilston

2005 | –

brighton | inghilterra

bimbling, 2005 | ropeswing, 2006 | of milkmaids and architects, 2007 | lucy & the wolves

myspace

 
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Pubblicato da su 25 dicembre 2011 in Folk Country Blues, Songwriting

 

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fovea hex | here is where we used to sing

2011 | janet records

far from here | play another | falling things (where does a girl begins?) | every evening | brisance, my baby | a hymn to sulphur | love for the uncertain | jewelled eyes | the diamonds | celandine | still unseen

Ai Mellow Candle bastò un solo album per accedere al novero dei capolavori dimenticati. “Swaddling Songs”, dissepolto di recente, è una magniloquente gemma in cui dominava l’estro vocale di Clodagh Simonds, risorta negli Anni Zero coi Fovea Hex.

Rigoglioso di immagini suggestive, Here Where We Used To Sing mi trascina in un trasfigurato mondo in cui si estendono boschi al neon dalle foglie che tintinnano tra le vene del vento o in cui scorgo lontane scie d’eco, come urla intrappolate in un iceberg.

È un folk che vive solo negli intrecci vocali e diluito in un suggestivo ambiente da soundtrack che abbraccia cenni cameristici e divagazioni ambient, soprattutto nel finale.

La poetica dei Fovea Hex passa dalla solennità di A Hymn To Sulphur alle timide lame di luce di Every Evening, dai giardini appassiti di Still Unseen all’autunno di Ludovico Einaudi di Love For The Uncertain e forgia un surreale incanto.

marco giarratana | 916 bbtt

fovea hex

2005 | –

dublino | irlanda

bloom, 2005 | huge, 2006 | neither speak nor remain silent, 2007 | allure, 2007 | here is where we used to sing

myspace | bandcamp

 
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Pubblicato da su 19 novembre 2011 in Ambient, Art Rock, Folk Country Blues

 

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